Fiabe e leggende del folklore Insubre
Mostra illustrata
Varese, Teatro Apollonio
dal 9 al 30 Maggio
La mostra narra ed illustra alcune tra le più interessanti fiabe e leggende della terra d'Insubria, ricercandone le origini ed evidenziandone la comune matrice e lo stretto legame con altre antiche storie della tradizione europea.
La finalità di questo lavoro è quella di raccogliere e riordinare il molto materiale disponibile ricercando un giusto equilibrio tra il clima fiabesco e leggendario dei temi trattati, la semplicità della narrazione e la rigorosità della ricerca storica.
I testi, prodotti con la collaborazione di studiosi della materia di diverse aree del territorio insubre, sono accompagnati da illustrazioni appositamente realizzate per la mostra, che documentano in una forma grafica omogenea e coordinata i contenuti della ricerca.
Con il contributo di:

Il cinghiale, la forza e la conoscenza
Mostra
Varese, Teatro Apollonio
dal 27 al 30 Maggio
La mostra tratta della simbologia del cinghiale presso i Celti. Animale selvaggio e feroce, esso riveste un simbolismo arcaico e nella tradizione indo-europea rappresenta l’autorità spirituale. è stato ipotizzato che tale simbolismo sia da collegare all’immagine del ritiro solitario nel folto della foresta da parte dei religiosi della prima classe sacerdotale (i Bramini indiani o i Druidi dei Celti). Esso si nutre di ghiande, i frutti della quercia, una delle essenze sacre dei Celti e l’albero druidico per eccellenza, pianta della sapienza. Da qui la doppia valenza, icona di forza e di conoscenza, con cui esso viene visto nella concezione celtica.
Il cinghiale è rappresentato su monete, statuette, insegne militari ed elmi ritrovati in tutti i territori ove i Celti dimorarono. In tali rappresentazioni esso è sempre ritratto con le setole del dorso erette, come accade quando l’animale carica il nemico.
La furia del cinghiale che carica è il furor del guerriero celta, in preda a uno stato di trance di ispirazione divina che lo spinge a gettarsi senza timore nella mischia della battaglia.
Ma il cinghiale è anche metamorfosi di divinità, come narrano i racconti medievali irlandesi e gallesi. Un cinghiale magico conduce il cacciatore nel sidh, il regno dei morti, dove, attraverso tumuli sotterranei, si accede all’altra dimensione, quella del tempo eterno e dei festini degli dèi.
Quella del cinghiale è un’icona cara anche alle popolazioni insubro-golasecchiane del nostro territorio e la mostra ne dà evidenza, attingendo tanto alla documentazione archeologica quanto a quella leggendaria: del resto, come sovente capita parlando dei Celti, con loro storia e leggenda sfumano in un passato mitico indistinto.
La mostra si avvale, oltre che di pannelli illustrati, anche di manufatti reali, copie fedeli di eccezionali reperti che hanno fatto la storia dell’archeologia celtica: il celebre calderone di Gundestrup (DK), per la prima volta visibile al pubblico, e i carnyx di Tintignac (F), trombe da guerra ritrovate nel 2004 nella località omonima che riproducono la testa e il dorso del cinghiale nella loro struttura.