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Convegni
Varese
giovedì 27 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno e illustrazione della mostra:
“Fiabe e leggende del folklore insubre”
Anche quando, ad una lettura superficiale, appaiono fantasiosi e del tutto avulsi dal principio di ragione che governa il nostro mondo manifesto ordinato, laborioso, diurno e raziocinante, miti e leggende celano sempre, come ammoniva Giuliano l’Apostata, una scintilla di rivelazione.
A chi abbia occhi per guardare la realtà in trasparenza e sia in grado di andare oltre il velo di Maya della nuda parola, ricercando la verità che in essa si nasconde, nuovi cieli e nuove terre, inattesi, si rivelano. Le fessure degli alberi e gli anfratti delle montagne si riempiono allora di spiriti, elfi e folletti, nuovi Dei nascono, annunciati dal fragore del tuono, Demoni percorrono veloci le strade in cerca di vendetta, protetti dalla discreta complicità dell’ombra e spettri senza requie infestano dimore abbandonate nell’orrendo grembo della notte.
Se ancora il disincanto non ha ghermito ed incatenato le vostre anime, seguite uno degli ultimi cantastorie in questo viaggio emozionante attraverso le fiabe della nostra terra e fate un passo appena oltre lo specchio…

Intervengono: Roberto Corbella (studioso di folklore) - Massimo Centini (antropologo)
Moderatore: Marco Peruzzi (Terra Insubre)

Piazza Montegrappa - Varese

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giovedì 27 Maggio 2010 - ore 21.00
convegno:
“Hermann Hesse, scrittore d'Insubria”
Letture di brani di Hermann Hesse con Sarah Maestri
Tutta l’opera di Hermann Hesse ruota, con appassionata e talora ossessiva insistenza, intorno al tentativo di sanare l’antitesi tra realtà e spirito, tra Io e Natura, superando nell’intuizione totale della Vita perenne ed ininterrotta il dissidio insito in ogni vita individuale, che per esistere deve distinguersi e contrapporsi al grande fluire. La poesia, intesa non come mera creazione artistica bensì come slancio vitale capace d’immedesimarsi col respiro del Tutto, per lo scrittore tedesco è chiamata all’alto compito di comporre in armonia le dissonanze rappresentate dalle esistenze singole e finite, con la loro angoscia e la loro caducità, la loro solitudine e la loro morte.
Se in “Peter Camenzind” il protagonista compie un viaggio che dall’infanzia trascorsa in un paese alpino lo conduce attraverso il corrotto ambiente della città per poi riconciliarlo ciclicamente, nel finale, con le sue origini agresti, nelle prose di viaggio raccolte nel volume “Ticino”, canto d’amore nei confronti dell’Insubria, patria d’elezione e quindi dimora dello spirito dove egli trascorse buona parte della sua vita, questo sentire panico si traduce in una poetica dei luoghi dal sapore vagamente heideggeriano, che fa di Hesse un involontario precursore degli stilemi espressionistici cari alla migliore letteratura della crisi.
Riallacciare i fili dispersi di un rapporto più autentico con la propria Heimat al fine di riscoprire una dimensione sacra dell’abitare diventa per Hesse un motivo portante, visto quale solo ed urgente antidoto allo sradicamento che è un tratto distintivo dell’imperante società borghese. Dato che riscoprire i luoghi significa percorrerli, gli eroi hessiani sono viaggiatori per definizione. Forse la più alta poesia di Hesse è quella del vagabondare, lapoesia della strada e delle stagioni, del lungo cammino e della breve pausa, della familiarità avventurosa con la quale il viandante s’inoltra nel mondo lontano, straniero eppure vicino.
Hesse è però troppo disincantato per non capire come anch??e il destino e l’itinerario del viandante siano mutati.
Il paesaggio nel quale si avventura il randagio moderno non è più l’antica libertà del bosco, dove si può essere spensierati e felici, ma è il ben più inospitale paesaggio cittadino nel quale si muovono Klein ed Harry Haller, il lastricato della disumana ed alienata metropoli moderna governata da leggi impersonali che mettono ad ancor più dura prova l’individuo.
Il viandante moderno, il quale si nutre di questo disagio ch’egli avverte più degli altri, assume necessariamente dei tratti luciferini, è il Caino del “Demian” fiero del marchio d’inavvicinabilità segnato sulla sua fronte, con la sua sottile ed ambigua rappresentazione del pathos del tramonto europeo, che travolge tutti ed anche i due protagonisti nell’esaltazione della guerra e nella febbre di distruzione sacrificale. In “Demian” sembra quasi che Hesse s’immedesimi sino in fondo con l’ebbrezza di morte della Vecchia Europa. Ma – ed è questo il tratto ineludibile del suo pacifismo di fondo – per scongiurare le possibili conseguenze etico politiche di quella danza della morte che celebrava la crudeltà dell’amor fati egli afferma che ogni furia omicida verso un altro uomo è diretta, senza saperlo, contro qualcosa che risiede nel cuore dell’uccisore.

Intervengono: Quirino Principe (Università di Roma Tre) - Claudio Bonvecchio (Università degli studi dell'Insubria)
Moderatore: Andrea Mascetti (Terra Insubre)

Piazza Montegrappa - Varese

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venerdì 28 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno:
“Dracula – di Bram Stoker” Ppresentazione della traduzione in lingua lombarda occidentale
Paolo Mathlouthi intervista il traduttore Lorenzo Banfi
Viaggiando al mattino su un qualunque treno affollato di studenti è facile imbattersi in ragazzine adolescenti immerse nella lettura di uno dei romanzi di Stephenie Meyer, la scrittrice americana, oggetto di una vera e propria forma d’isteria collettiva, che ha riportato in auge la figura del vampiro, privandola però dei tratti caratteristici che ne hanno atto una delle icone più celebri del nostro immaginario orrorifico: giovani dai tratti efebici, sensibili ed introversi, i suoi eroi sembrano divi del cinema, più propensi a far palpitare i cuori che a popolare di incubi il sonno. Ennesimo sortilegio del politicamente corretto, la cultura dominante è riuscita nell’intento di spuntare i canini perfino a Dracula: declassato a feticcio pop, buono per fare bella mostra di sé sui manifesti pubblicitari di film di grande successo commerciale e scarso valore artistico, l’algido Principe delle Tenebre è stato derubato della funzione simbolica alla quale deve la sua intramontabile fortuna letteraria.
Eroe prometeico per antonomasia, che si ribella all’ordine naturale delle cose e rifiuta di sottomettersi alle leggi divine ed umane, Dracula è innanzitutto un mito, la proiezione plastica del sogno ancestrale dell’uomo di poter vincere la morte, di rinunciare al cielo per conseguire con le sue sole forze una via immanente alla palingenesi spirituale, anche a scapito della propria anima, anche a rischio della dannazione eterna, il che ne fa un personaggio naturalmente novecentesco, involontario antesignano di ogni totalitarismo, trasposizione drammatica efficace ed oltremodo evocativa di quel cuore di tenebra che affligge noi moderni.
A riprova della freschezza e della vitalità della lingua lombarda, che dimostra una volta di più di non essere solo una “parlata” riservata alla comunicazione orale, ma di avere, al contrario, le carte in regola per poter assurgere ad una dignità letteraria di prima grandezza, presentiamo.

Piazza Montegrappa - Varese

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sabato 29 Maggio 2010 - ore 10.30
convegno:
“Identità ed ecologia – difendere la terra d'insubria”
I fenomeni storici, sociali ed economici avvenuti in Insubria negli ultimi decenni hanno evidenziato un paradosso di difficile evidenza e comprensione, sia per la popolazione che per la classe politico-amministrativa. La nostra terra, infatti, rappresenta un unicum europeo nel quale, a fronte di una radicata industrializzazione e di una ricchezza diffusa, si registra al contempo un'insoddisfacente qualità della vita.
In altre parole, non si è mai valutato la possibilità o la volontà di re-investire il nostro vantaggio economico per un serio e radicale miglioramento dell'ecosistema in cui viviamo.
Per esempio, sono ancora inattuate le politiche di limitazione delle fonti inquinanti l'aria, di risanamento dei bacini fluviali, di rimodellamento degli ambiti paesaggistici sfruttati e poi abbandonati dall'industria.
Nondimeno accelerano i processi opposti, come il consumo di suolo, il traffico stradale, l'impoverimento della biodiversità, la soppressione degli spazi naturali, tutti fenomeni che in ultima istanza sono associati alla pressione antropica ormai insostenibile presente in un territorio per definizione finito. Questo scenario, lo si deve ammettere, rende la nostra Insubria sottoposta a un silenzioso disagio collettivo, tale per cui il livello di felicità dei suoi abitanti scende a uno stadio non molto diverso da quello delle regioni che definiamo "aree depresse".
I conferenzieri esamineranno come le dinamiche sopra esposte non esulino da temi culturali e sociali: primo fra tutti, il senso e la forma della nostra identità di popolo, ma anche l'effetto dell'immigrazione sulla densità abitativa, la trasformazione di un tessuto comunitario rurale e ordinato verso il modello della città continua in sconnessa espansione. Inoltre, i tentativi di convivenza fra le potenti spinte economico-finanziarie della regione e la necessità di sopravvivenza del nostro essere, spesso dimenticano il senso più profondo della corretta riflessione ecologica, intesa come studio del tutto che ci circonda e di cui siamo parte.
Da un lato, quindi, permane e si aggiorna l'ecologia integrale, di impronta romantica, selvatica e "pagana", che ruota attorno all'imprescindibile sacralità della natura; dall'altra agisce (ed è molto più nota) la sua interpretazione più diffusa e moderna, che vede prevalere una scala valoriale diversa che, per semplificare, potremmo definire di impronta materialista.
Il cosidetto ecologismo profondo, così come altre istanze ad esso parallele, come l'econazionalismo, propongono una visione olistica, cioè complessiva, del rapporto uomo-natura, critica nei confronti nel sistema capitalista; l'ecologia diffusa, tende a focalizzare il discorso sulla partecipazione sociale e le questioni tecniche.
Il chenon significa che questi diversi approcci non possano percorrere dei tratti di strada insieme o che non ci possano essere obbiettivi comuni: d’altronde la politica del fare è una politica pragmatica che deve guardare a fini concreti.
Ecco perché, fatto salvo il presupposto teorico, occorre ora scendere sul piano dei problemi reali di questo territorio.

Intervengono: Paola Brambilla (Presidente WWF Lombardia) - Matteo Colaone (Associazione Domà Nunch) - Fiammetta Lang (Associazione Italia Nostra)
Moderatore: Giuseppe Battarino (Scrittore e Magistrato)

Piazza Montegrappa - Varese

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sabato 29 Maggio 2010 - ore 16.00
convegno:
“Irlanda e Lombardia, Sorelle senza saperlo. Carlo Linati tra Irish Renaissance e rivoluzione Joyciana”
con presentazione dell'antologia: “Linati e l'Irlanda”
Mai pago di esperienze letterarie nuove e originali, il Linati dell'anteguerra (la Grande guerra del 1915-18) entrò in contatto con la letteratura moderna irlandese per il tramite dell'amico Franco Leoni, musicista orobico da tempo noto sulla scena londinese, e lo fece attraverso l'opera di John Millington Synge, esponente di punta della Irish Literary Renaissance.
Fu amore a prima vista. Nel volgere di pochi anni Linati ne tradusse pressoché l'intera opera teatrale, come pure il bellissimo diario di soggiorno sulle petrose Isole Aran, terre primordiali e incontaminate al largo di Galway, appena anticipato su Il Convegno a metà degli anni Venti e dato poi integralmente alle stampe, per i tipi di Rosa & Ballo, solo nel 1944.
Linati non poté incontrare Synge, prematuramente scomparso nel 1909, ma conobbe di persona, visitandolo a Londra sul finire del 1913, il futuro premio nobel per la letteratura William Butler Yeats, altro suo caposaldo ibernico, animatore tra l'altro - insieme a Lady Augusta Gregory - dell'Irish National Theatre.
Da questo pregnante viaggio nel cuore della drammaturgia dell'isola di smeraldo Linati trasse alla fine tre titoli capitali della sua produzione di anglista e traduttore, le Tragedie irlandesi di Yeats, le Commedie irlandesi di Lady Gregory e Il furfantello dell'Ovest e altri drammi di Synge, pubblicati l'uno via l'altro, tra il 1914 e il 1917, dallo Studio Editoriale Lombardo di Mino Facchi.
Avevano colpito Linati, nei mondi rappresentati da questi autori, le profonde affinità spirituali percepite tra Irlanda e Lombardia, una somiglianza nei paesaggi, nei tipi fisici, nei caratteri che avvicinava singolarmente le due terre, già celtiche, sorelle senza saperlo come scrisse in uno degli ultimi suoi elzeviri, a pochi mesi dalla morte, avvenuta nel dicembre del 1949.
Irlandese era anche James Joyce, benché facesse di tutto per scordarselo errando da un angolo all'altro dell¹Europa.
Fu in primis il coriaceo dublinese, da Zurigo, a contattare Linati.
Colpito dal buon lavoro fatto con le opere dei suoi amici Synge e Yeats, molto candidamente egli propose al Nostro di fare lo stesso con le sue.
Era la fine del 1918 e la loro intermittente frequentazione continuò per oltre vent'anni, fino all¹improvvisa morte di Joyce, avvenuta nel 1941.
Linati fu subito colpito dalla personalità e dalla scrittura creativa e rivoluzionaria dell'Irlandese errante, di cui percepiva l'originalità assoluta.
Lo incontrò di persona soltanto nel 1930, nel corso di un viaggio a Parigi.
Negli anni, tra loro, i propositi di collaborazione si rincorsero ma alla fine, vivente Joyce, Linati ne tradusse compiutamente non altro che l'opera teatrale Esuli, producendosi, per il resto, solo in brevi saggi dai Dubliners e dall'Ulysses.
Ma, nel profondo del suo cuore, egli non accantonò mai veramente l¹avventuroso proposito di rendere in italiano l¹opus magnum joyciano, come s'intuisce dalla corrispondenza superstite e come lascia ben intendere la finale e apprezzata impresa, portata a compimento negli ultimissimi mesi di vita, di tradurre lo Stefano eroe (una versione più antica e incompleta del Portrait of the Artist as a Young Man), pubblicato da Mondadori a un anno esatto dalla sua scomparsa.
Due, quindi, sono le Irlande offerte da Linati: l'Irlanda tradizionale, resa cosciente di sé ed emancipata dalla Celtic Renaissance di fine secolo, e l'Irlanda (meglio, Dublino) di Stephen Dedalus e Leopold Bloom, ineludibile e dirompente paradigma della modernità.
Anche nella capacità di sapersi muovere tra questi due mondi si manifesta la grande vitalità intellettuale di Linati, classe 1878, autore dai molti registri, a cavallo tra l¹Ottocento del Manzoni e degli Scapigliati e il Novecento di Marinetti e Joyce, appunto.

Intervengono: George R. Talbot (University of Hull - UK ) Gianmarco Gaspari (Università degli Studi dell’Insubria) Maurizio Pasquero (Terra Insubre)
Moderatore: Paolo Mathlouthi (Terra Insubre)

Piazza Montegrappa - Varese

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sabato 29 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno:
“Aermacchi, Agusta e malpensa. L’Insubria con le ali!”
Antoine de Saint – Exupéry, Gabriele D’Annunzio, André Malraux e Yukio Mishima sono solo alcuni tra i più noti esponenti di quella nutrita schiera di folli sognatori che nel secolo scorso, quello dei pionieri del cielo e delle trasvolate atlantiche si lasciarono travolgere dall’aerea febbre di vento del volo. Ai loro occhi l’aereo era un nesso, uno strumento, la proiezione plastica di quel delicato equilibrio tra forza e grazia, dinamismo e bellezza che è il nodo di Gordio dell’estetica del Novecento.
L’aereo è dunque un’arma estetica di eccezionale portata: esso appartiene certo al mondo delle macchine, alla dimensione dell’inorganico, ma è espressione di una meccanicità sottile, sensibile, espansa, non avulsa da qualcosa di arcano ed immateriale.
Specie neglianni pionieristici in cui essi ebbero modo di sperimentare l’esperienza del volo, gli apparecchi erano leggeri, precari, capaci davvero di compenetrarsi in ricambio osmotico con il fluido che solcavano, anche perché si muovevano sempre a tombeu ouvert, la morte era là, in agguato, pronta ad inghiottire i piloti, ma nello stesso tempo a dare fascino e rilievo tragico alle loro imprese.
Una nuova epica prendeva forma su quelle bombe volanti i cui serbatoi erano riempiti per due terzi di nitroglicerina perché il carburante non gelasse durante i voli notturni, quella del perfetto connubio tra l’uomo e la macchina: per il tramite dell’aereo Icaro ha potuto infine realizzare il suo sogno.
Torna ancora alla memoria l’eco delle gloriose imprese di Roberto Crespi che alla guida dei “gobbi maledetti”,gli aerosiluranti SIAI Marchetti SM79 usciti dalle officine Aermacchi di Sesto Calende, diede filo da torcere alla Royal Air Force durante l’ultima guerra. Anche oggi che la tensione eroica del volo è venuta meno e l’aereo è diventato solo un tramite per contrarre il tempo e lo spazio, coprendo distanze sempre più grandi nel minor tempo possibile, l’essenza del librarsi nell’aria è rimasta inalterata, giacché “Ciò che lassù si trasporta è l’anima! E’ quest’idea a grande velocità, è quest’aspirazione che solleva una pesante carcassa fino a farle dimenticare il peso, è il desiderio! Non è la freccia che viene scoccata, è lo sradicamento dell’uomo dalla materia,è la volontà che si è realizzata, è l’intelligenza che, mediante un lungo assemblaggio di mezzi, d’un tratto ha prodotto il fulmine! […]
E’ il cuore che con violenza trionfa sul destino!”

Intervengono: Giorgio Brazzelli (Presidente AleniaAermacchi) Giuseppe Bonomi (Presidente di SEA Malpensa) Giuseppe Orsi (Amministratore Delegato di Agusta Westland)
Moderatore: Stefano Donarini (Giornalista)

Piazza Montegrappa - Varese

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domenica 30 Maggio 2010 - ore 10.00
convegno:
“Il grande cerchio di pietre degli antichi Comenses”
con presentazione del libro “il grande cerchio di pietra degli antichi comenses” un osservatorio astronomico dell'età del ferro
Nel territorio del comune di Montano Lucino, nelle vicinanze di Como, durante i lavori di scavo per la realizzazione del nuovo Ospedale di Sant’Anna, nel 2007 fu rinvenuto un complesso megalitico affine a quelli, ben più noti al grande pubblico, di Stonehenge e di Gosek. Ritrovamento d’importanza capitale ai fini dell’acquisizione di nuove conoscenze relative al passato più remoto della nostra terra e all’apporto che le popolazioni celtiche fornirono alla codificazione della poliedrica complessità del nostro retaggio culturale, la struttura litica, destinata con ogni probabilità a rilevamenti di natura astronomica e calendariale, è stata oggetto di un approfondito studio che in questa sede presentiamo, nella speranza che possa servire da spunto per un’adeguata opera di tutela e valorizzazione dell’area.

Intervengono: Adriano Gaspani (Osservatorio Astronomico di Brera) - Leonardo Carioni (Presidente Provincia di Como) - Andrea Mentasti (Direttore Generale Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como)
Moderatore: Giancarlo Minella (Terra Insubre)

Piazza Montegrappa - Varese

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domenica 30 Maggio 2010 - ore 15.00
convegno:
“I Celti in Insubria - Nuove prospettive”
L’Associazione Culturale Terra Insubre intende ritornare, a distanza di cinque anni dalla conclusione della fortunata esposizione Celti, dal cuore dell’Europa all’Insubria, organizzata presso il Museo civico archeologico di Villa Mirabello di Varese, sul tema della presenza celtica nel nostro territorio con un importante convegno di studi.
In coerenzaanche con l’evento più generale che funge da contenitore per questa specifica iniziativa, dal significativo titolo Insubria, terra d’Europa, il tema verrà affrontato inquadrando la celticità dell’area insubrica all’interno del più vasto fenomeno del popolamento celtico del continente europeo.
Un processo, questo, ancora molto dibattuto fra gli studiosi ma che certo vede una sostanziale correzione del modello con il quale, fino a poco tempo fa, era generalmente spiegata l’origine e l’espansione dei Celti nel Continente a partire, esclusivamente, dall’area mitteleuropea.
In questo scenario giocano un ruolo rilevante proprio le evidenze linguistiche ed archeologiche che emergono dal contesto della Lombardia occidentale, del Piemonte orientale e del Canton Ticino, sedi della c.d. Cultura di Golasecca. Questa facies culturale infatti non si può più considerare come un’espressione ‘periferica’ e secondaria all’interno della storia dei Celti.
Non è quindi un caso che della Cultura di Golasecca, la cui “arcaica” celticità è oggi unanimemente riconosciuta, si dibatta molto, con interesse sempre crescente, proprio in Europa. Il 2010 è infatti anche l’anno della grande mostra di Saint-Germain-en-Laye, Golasecca, du commerce et des hommes à l'âge du Fer (VII-V siècle av. J.-C.), che ne analizza proprio le testimonianze e l’influenza nel territorio francese e svizzero.
Il convegno cercherà anche di prendere in esame le acquisizioni più recenti e i nuovi studi in corso in grado di meglio delineare e comprendere l’evoluzione storica e culturale delle www.insubriaterradeuropa.net 1e antiche popolazioni locali di matrice golasecchiana.
Per questo motivo lo si è voluto sottotitolare “Nuove prospettive”.
L’argomento introduttivo - legato all’etnogenesi dei Celti, al suo ruolo nella formazione del concetto di Europa e alle relazioni con l’area Cisalpina - sarà affrontato da un importante studioso che a questo specifico aspetto ha dedicato diversi contributi, ben noto al pubblico varesino e già titolare della Cattedra di Preistoria presso l’Ecole pratique des hautes Etudes della Sorbona, il prof. Venceslas Kruta.
Il tema della formazione della Cultura di Golasecca - prima espressione di una presenza celtica a sud delle Alpi i cui antecedenti, in una sorta di continuum culturale, sembrano risalire alla media età del Bronzo - sarà affidato al dott. Filippo M. Gambari, ora Soprintendente ai beni archeologici della Regione Liguria.
Già l’abate Giani, lo scopritore della Cultura di Golasecca, notò la presenza di caratteri incisi sulle ceramiche rinvenute al Monsorino.
Nel 1825, nell’Appendice all’opera Battaglia del Ticino tra Annibale e Scipione, intuì trattarsi di un linguaggio gallico, “l’antico linguaggio insubre”.
Fu il suo, più che altro, un ‘atto di fede’, non supportato da alcuna deduzione filologico-linguistica, ma che risultò felicemente confermato da Lejeune nel 1971 che stabilì su solide basi l’appartenenza del leponzio, la lingua di quelle antiche iscrizioni, alla famiglia del celtico.
È dunque il linguaggio un aspetto fondamentale per comprendere la celticità delle popolazioni locali dell’età del Ferro: il prof. Filippo Motta, dell’Università di Pisa, approfondirà il tema con particolare riferimento a dei recenti quanto sorprendenti ritrovamenti avvenuti in Alta Val Brembana, a Carona, in un contesto alpino al margine dell’areale propriamente golasecchiano.
La dott.ssa Marta Rapi, dell’Università degli Studi di Milano, offrirà una panoramica sulle più significative scoperte archeologiche avvenute nell’areale insubre nell’ultimo quinquennio, integrata da riletture di altre del passato, con dati e spunti nuovi riferiti in particolare al passaggio tra la prima e la seconda età del Ferro, un periodo critico e fondamentale nella formazione dell’ethnos insubre.
Le relazioni dei Golasecchiani, progenitori degli Insubri storici, si estesero anche all’Europa Centrale, lungo le valli del Reno e del Rodano.
L’area insubrica, nella prima età del Ferro, divenne un’importante via di collegamento tra il mondo mediterraneo e quello transalpino.
In quest’ambito svolsero un ruolo-chiave le popolazioni leponzie del Sopraceneri ticinese e dell’Ossola, alle quali è comunemente attribuita la facies settentrionale alpina di Golasecca. Sulla base di una tesi di dottorato di ricerca in corso, condotta presso l’Università di Zurigo, la dott.ssa Eva Carlevaro prenderà in considerazione la mappatura degli insediamenti abitativi e dell’organizzazione territoriale in Ticino e zone limitrofe durante l’età del Ferro.

Intervengono: Venceslas Kruta (Professore emerito École pratique des hautes études della Sorbona) - Filippo Maria Gambari (Sovrintendente Archeologico Regione Liguria) Filippo Motta (Università di Pisa) - Marta Rapi(Università degli Studi di Milano) - Eva Carlevaro (Università di Zurigo)
Moderatore: Giancarlo Minella (Terra Insubre)

Piazza Montegrappa - Varese

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Lecco
Venerdì 23 Aprile - ore 18.00
presentazione della mostra:
“Il Ducale, Bandiera d'Insubria”
Nessun simbolo meglio della bandiera Ducale si presta a rappresentare la terra d'Insubria.
Il Ducale è stato per secoli la bandiera di una nazione che aveva il suo cuore nel territorio anticamente abitato dalla popolazione celtica degli Insubri, ma è stato anche il vessillo di un grande stato europeo, che nel momento della sua massima espansione si estendeva da Nizza a Belluno e da Bellinzona a Perugia.
Quella del Ducale è una storia antica, che ha inizio ben prima di quel 1395, anno in cui nasce il Ducato di Milano e con esso il suo vessillo. E' la storia di una bandiera che unisce in un solo stemma il Biscione e l'aquila imperiale; il misterioso emblema visconteo e il più antico simbolo d'Europa.
Con questa mostra abbiamo voluto raccogliere, riordinare e riassumere quanto, ed è davvero molto, in quasi un millennio si è scritto o tramandato su questa antica bandiera e su coloro che in lei si sono riconosciuti.
Ci auguriamo che ciò possa contribuire a farla conoscere meglio e a non farci mai dimenticare le pagine della nostra storia che insieme a lei sono state scritte.

Intervengono: Marco Benedetti (Assessore alla Cultura della Provincia di Lecco) - Marco Peruzzi (Terra Insubre) - Paolo Gulisano (Terra Insubre) e l'assessore alla cultura del Comune di Lecco
Scuderie di Villa Manzoni - Lecco

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Melegnano
Domenica 13 Giugno - ore 16.00
convegno
"Da Brenno ad Annibale. Roma e la Gallia Cisalpina."
Agli inizi del IV secolo a.C. diverse popolazioni celtiche d'oltralpe giungono nella Pianura Padana.
Alcune di queste si fondono gradualmente con le popolazioni celtiche autoctone, a loro già molto simili per usi e costumi, altre si spingono verso i territori di Roma.
Sono questi i giorni in cui per la prima volta i Galli di Brenno sfidano la nascente potenza militare romana e ne mettono seriamente in pericolo l'esistenza.
Da quel lontano giorno dovranno passare quasi tre secoli prima che Roma riesca definitivamente a soggiogare le popolazioni Cisalpine.
Saranno secoli di guerre dagli esiti incerti alternate a brevi periodi di pace, ma anche secoli di divisioni interne e di fragili alleanze, di atti di eroismo e di tradimenti.
Alle guerre seguirà un lungo processo di romanizzazione a cui molte popolazioni cisalpine si opporranno risolutamente per secoli, ma che infine porterà a un graduale assorbimento della cultura romana e a una sua fusione con quella celtica. Verranno così gli anni in cui l'Insubria e le altre terre galliche della Pianura Padana diventeranno importanti centri di commercio e di cultura, contribuendo anch'esse alla crescita della potenza romana. Giulio Cesare muoverà verso la Gallia Transalpina alla testa di un esercito composto in gran parte da Insubri e da altri Galli Cisalpini, e alcuni secoli più tardi proprio una città Insubre, Milano, sarà capitale dell'Impero.

Relatori: Denis Zanaboni "Comune di Melegnano - Assessore alla Cultura e Identità"
Carlo Sansilvestri "L'esercito romano del periodo repubblicano"
Giovanni Banfi "La guerra secondo i Celti."

Castello Visconteo Mediceo di Melegnano - Sala delle Battaglie

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Sommario
Varese
giovedì 27 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno e illustrazione della mostra:
“Fiabe e leggende del folklore insubre”
Piazza Montegrappa - Varese
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giovedì 27 Maggio 2010 - ore 21.00
convegno dal titolo:
“Hermann Hesse, scrittore d'Insubria”
Piazza Montegrappa - Varese
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venerdì 28 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno dal titolo:
“Dracula – di Bram Stoker” Presentazione della traduzione in lingua lombarda occidentale
Piazza Montegrappa - Varese
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sabato 29 Maggio 2010 - ore 10.30
convegno dal titolo:
“Identità ed ecologia – difendere la terra d'insubria”
Piazza Montegrappa - Varese
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sabato 29 Maggio 2010 - ore 18.00
convegno dal titolo:
“Aermacchi, Agusta e malpensa. L’Insubria con le ali!”
Piazza Montegrappa - Varese
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sabato 29 Maggio 2010 - ore 16.00
convegno dal titolo:
“Irlanda e Lombardia, Sorelle senza saperlo. Carlo Linati tra Irish Renaissance e rivoluzione Joyciana”
Piazza Montegrappa - Varese
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domenica 30 Maggio 2010 - ore 10.00
convegno dal titolo:
“Il grande cerchio di pietre degli antichi Comenses”
Piazza Montegrappa - Varese
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domenica 30 Maggio 2010 - ore 15.00
convegno dal titolo:
“I Celti in Insubria - Nuove prospettive”
Piazza Montegrappa - Varese
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Lecco
venerdì 23 Aprile ore 18.00
presentazione della mostra:
“Il Ducale, Bandiera d'Insubria”
Scuderie di Villa Manzoni - Lecco
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Melegnano
domenica 13 Giugno - ore 15.30
convegno e illustrazione della mostra:
“Le guerre contro Roma”
“da Brenno ad Annibale. Roma e la Gallia Cisalpina”
Castello Visconteo Mediceo di Melgnano - Sala delle Battaglie
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Festival di cultura,
economia,
musica e
ambiente
Varese 3 maggio - 30 maggio 2010
Con il Patrocinio e il contributo di:
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Con il patrocinio di:
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