giovedì 28 Maggio 2009 - ore 18.00
convegno dal titolo:
“La Bretagna di Carlo Linati, Bardo d’Insubria”
Oggi quasi dimenticato, il comasco Carlo Linati - di cui quest’anno ricorrerà il sessantesimo della morte - fu uno degli scrittori lombardi più noti tra le due guerre, nel secolo scorso, critico aperto alle avanguardie europee (fu il primo a proporre e a tradurre Joyce in Italia) e insieme scrittore “localista”, raccolto nella riscoperta delle proprie radici, egualmente innamorato dell’Irlanda e delle sue brughiere e dei solenni scenari del Nordeuropa.
Classe 1878, Linati fu un autore prolifico, capace di distillare dal paesaggio emozioni, colori e luci in pagine memorabili e delicate. Disturbato dalle modernità sguaiate e levantine, egli vi oppose “riserbo e pudore lombardo, bramosia di perfezione, devozione alla rettitudine, alla tradizione, purezza profonda, sdegno di viltà e di compromesso”. Tra i pochi suoi libri ancora ricordati sono Passeggiate lariane e A vento e sole, entrambi del 1939. In essi - il primo dedicato al natìo Lario, il secondo ai vagabondaggi in Europa e dintorni – il sessantenne ragazzo che è ancora in lui ascolta e osserva con cuore puro la Natura, luogo dello spirito e della memoria: i boschi, le acque, il vento, i tramonti, alla ricerca degli “unici cammini possibili per un viandante che si rispetti, degli unici rifugi per il viaggiatore che vuol salvarsi dalla furia diabolica dei tempi”.
Intervengono: Claudio Pina (Giornalista) - Bianca Maria Mora (Giornalista) - Alberto Longatti (scrittore)
Moderatore: Mario Chiodetti (Giornalista de “La Provincia di Varese”)
Varese, Tensostrutura di Piazza Monte Grappa
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"Presentazione del libro "Campeggiando in Bretagna, pagine di vagabondaggio"
Ristampa di "Campeggiando in Bretagna, pagine di vagabondaggio", piacevole
resoconto di un viaggio in automobile e tenda ("autocampeggio" è il termine
usato dall'autore) compiuto da Carlo Linati nell'estate del 1938 con un
amico su e giù per le spiagge e i calvari di Bretagna. Un reportage tra
l'antropologico e il resoconto naturalistico-paesaggistico originariamente
pubblicato in "A vento e sole", del 1939, uno dei libri di viaggio più belli
dello scrittore lariano. Il volumetto presenta il testo completo del.epoca, con un'introduzione di Mario
Chiodetti e una nota di Biancamaria Mora, nipote di Linati, oltre ad alcune
foto e disegni inediti dell'autore relativi a quell'esperienza bellissima.
giovedì 28 Maggio 2009 - ore 21.00
convegno dal titolo:
“I Santi Bretoni in Insubria”
I celti erano portati per temperamento ad una intensa spiritualità
per cui furono pazzamente attratti da quel tipo di vita che seguiva
l’ammaestramento evangelico “Se vuoi essere perfetto, va’, vendi ciò
che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e
seguimi”, e scegliendo l’eremitaggio come forma di “martirio” che
li conducesse alla perfezione spirituale centinaia di irlandesi e
britanni, di tutte le classi sociali, vollero seguire quella strada.
Possiamo ben dire che il monachesimo celta di quei tempi fu un vero
“movimento di massa”.*/ /*Questa gente mossa da una fede ardente e
sincera sognava di realizzare la sua fede, convertire i pagani e
raggiungere il Paradiso attraverso il martirio. Ma non essendo più
possibile questa forma eroica di santità dei primi tempi del
cristianesimo, allora questi celti, desiderosi di una spiritualità
profonda, si sentirono portati verso un cammino di santità
effettuato allontanandosi dalle esperienze mondane, appartenendo
solo a Dio e quindi vivendo in piccole comunità autosufficienti,
pregando in castità, contemplazione e studio. Questi monaci-eremiti
dalla Bretagna, estremo occidente d’Europa, si espansero a
diaspora, verso sud. Furono umili monaci bretoni che giunsero in
Insubria a costruire le loro piccole chiese sulle vette dei monti
influenzando il mondo longobardo diviso tra arianesimo e paganesimo.
Portarono seco le loro usanze, leggende ed un modo nuovo di
rapportarsi con la gente, lasciarono un’impronta personale nel mondo
insubrico diventando un movimento spirituale oggi ancora poco noto
ma su cui si appoggiò più tardi la Chiesa medioevale, tra alti e
bassi e in mezzo a mille incomprensioni e sospetti. San Colombano,
San Gallo, San Donato e Sant’Orso, i più famosi tra essi,
scandalizzati dalla rilassatezza morale che circondava la corte
papale, lottando contro le istituzioni e il potere carolingio,
pensarono di riportare il cristianesimo alla purezza iniziale
mediante uno stile di vita penitente e senza distrazioni, con
l’importanza assoluta del bene operare, l’eguaglianza tra uomo e
donna in campo spirituale, la santità della vita e la naturale
disposizione alla bontà dell’essere umano.
Intervengono: Roberto Corbella (Scrittore e ricercatore) - Massimo Centini (Antropologo)
Moderatore: Enrico Baroffio (Terra insubre)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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venerdì 29 Maggio 2009 - ore 18.00
convegno dal titolo:
“Le Insorgenze antigiacobine ed antinapoleoniche in Bretagna e Insubria”
Il termine Ancien Régime fu coniato durante la fase insurrezionalista della Rivoluzione francese per indicare quell’impalcatura di privilegi dinastici, giuridico – istituzionali ed economici sui quali l’aristocrazia aveva fondato e consolidato nei secoli il proprio predominio politico. La presa della Bastiglia s’inserì in questo continuum temporale sostanzialmente uniforme con una portata deflagrante, segnando un punto di non ritorno nella dinamica storica dell’Occidente, quasi che un’intera struttura sociale e, con essa, una concezione del mondo, fossero d’un tratto crollate. Ma quale fu l’effettiva portata di quell’evento? Si trattò, come volevano Jules Michelet e Victor Hugo, della tumultuosa irruzione sulla scena di forze umane giovani che seppero infondere con il loro slancio creativo nuova linfa alla vita dell’Europa offrendo le premesse per la codificazione di una palingenesi immanente, oppure fu l’epifania violenta e sanguinosa di quella desacralizzazione della politica che è segno distintivo della Modernità, come riteneva Joseph De Maistre?
Nel ripercorrere gli eventi più significativi di quell’epoca di ferro e di piombo, alla quale sia la Bretagna che l’Insubria hanno pagato un altissimo tributo di vite umane nel corso dei moti insurrezionali contro l’occupante francese, si è voluto concedere l’onore delle armi ai Vinti: figure splendide – e scomode – come il Marchese di La Rouerie, che chiamò la Bretagna alla rivolta o Branda de Lucioni che il 28 Aprile 1799, entrando a Milano alla testa di un reparto di ussari, abbattè la statua di Bruto fatta erigere dai giacobini in via dei Mercanti tra le grida di giubilo dei Milanesi, aprendo la strada al ritorno degli Austriaci. Nel farlo non intendiamo certo adempiere ad un dovere di obbiettività, essendo questo concetto del tutto estraneo alla ricerca storica, disciplina di parte per antonomasia, ma assecondare piuttosto il desiderio, tutto estetico, di afferrare le ragioni di un sogno, lo stesso che animò quanti si batterono “pour Dieu et le Roi”.
Interviene: Paolo Gulisano (Saggista): "Le insorgenze in Insubria e bretagna" - Fabrizio Viscontini (Storico): "La 'Vandea Leventinese' del maggio 1799"
Introduce: Paolo Bassi (Giornalista de “La Padania”)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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venerdì 29 Maggio 2009 - ore 21.00
convegno dal titolo:
“Artù, Merlino e il ciclo del graal in Bretagna e in Insubria”
Chi conosce la storia del Graal e dei cavalieri della Tavola Rotonda, di Artù, Merlino e Morgana soltanto attraverso le divagazioni di certi ambienti “spiritualistici” o i moderni romanzi di “fantasy”, sarà condotto dal nostro ospite, uno dei maggiori esperti nella cosiddetta “materia di Bretagna”, in un mondo insospettato e suggestivo, ricco di simboli, di elementi metafisici e di significati profondi. Attraverso l’analisi di tutti i principali testi grazie ai quali la leggenda è giunta fino a noi, da Chrétin de Troyes a Robert de Boron passando per Thomas Malory, viene precisato il senso del mistero del Graal, che non ha un carattere vagamente mistico, ma iniziatico e regale e che si collega ad una tradizione anteriore e preesistente al Cristianesimo, presentando connessioni essenziali con l’idea dell’Impero e del suo arcano reggitore. Nel parlare dei Templari, presenti anche in Insubria, dei “Fedeli d’Amore” ai quali appartenne Dante, dei Catari e dei Rosacruciani, il relatore dipanerà una fitta trama intessuta di riferimenti culturali inattesi, riconsegnandoci un’immagine a tutto tondo del Medioevo ghibellino, finalmente depurata dalle grossolane semplificazioni materialistiche della storiografia corrente.
Interviene: Adolfo Morganti (Editore e Saggista)
Introduce: Andrea Mascetti (Terra Insubre)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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sabato 30 Maggio 2009 - ore 10.30
convegno dal titolo:
“Lingue minoritarie d’Europa. Il caso del Bretone e del Lombardo Occidentale”
La lingua, oltre che uno strumento per comunicare, è anche il modo di un popolo di descrivere il suo paesaggio, le sue esperienze, la sua storia e, in ultima analisi, se stesso. Quando una lingua si estingue si estingue anche il popolo che la parlava.
La divisione tra lingua e dialetto è del tutto arbitraria, anche se la vera differenza è nella presenza in favore della lingua, di strumenti di esercizio della violenza che valgono a imporla. La lingua stessa, negli odierni stati-“nazione” è uno strumento di imposizione culturale.
A queste logiche non sfugge, ovviamente, il cosiddetto lombardo occidentale o, meglio ancora, l’insieme delle parlate insubri.
Per anni considerato alla stregua di vernacolo da barzelletta e negletto da qualsiasi sfera scolastica, si può ben dire che versi oggi in condizioni quantomeno precarie, tanto che, nel giro di un paio di generazioni, potrebbe del tutto scomparire.
La situazione è aggravata dal fatto che, a causa della storica frammentazione delle sue parlate, l’insubre non ha ancora una normalizzazione a livello grafico per diversi motivi, fra i quali un acceso campanilismo che frena una proficua uniformazione delle grafie, oggi tante quasi quanti sono gli scriventi.
Ciò costituisce un grave handicap anche per un eventuale inserimento come materia scolastica, che già soffrirebbe della mancanza di insegnanti qualificati.
Occorrono scelte coraggiose da parte degli opinion leader che operano nell’ambito cosiddetto dialettale per mettere da parte perniciosi particolarismi che pure devono essere tutelati a livello locale, ma non devono ostacolare l’uniformazione dei tratti condivisi dalle parlate insubri.
Per questo, noi di Domà Nunch abbiamo proposto l’adozione del milanese scritto nella sua grafia tradizionale come inteso già dal Cherubini, cioè nella sua accezione più ampia di lingua dell’antico Ducato di Milano.
Questo primo passo innescherebbe un meccanismo, già verificatosi in passato per altre lingue, come il nederlandese, di inclusione nel lessico di termini derivanti da tutte le varianti locali, a seconda non di una scelta d’ufficio, ma del loro più o meno esteso impiego. Un processo spontaneo e inevitabile, purché vi sia la volontà politica di iniziare un discorso serio in tal senso.
Noi crediamo infatti che, a furia di voler far leva pervicacemente sulle differenze tra le parlate, si finirà per non parlarne più nessuna, condannando così la nazione al suicidio culturale.
Intervengono: Andrea Rognoni (Direttore del Centro regionale delle culture lombarde): “La salvaguardia e il rilancio della lingua insubre”
Thierry Jigourel (Giornalista e Scrittore): “Il Bretone, breve storia e politiche di tutela di un’antica lingua celtica”
Lorenzo Banfi (Dumà Nunch): “Insubre e bretone a confronto”
Filippo Motta (Ordinario di filologia celtica e glottologia – Uuniversità di Pisa): “Dall’insubria alla Bretagna: un confronto tra i toponimi di origine celtica”
Moderatore: Marcel Picamei (La vus de L’Insübria)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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sabato 30 Maggio 2009 - ore 15.00
convegno dal titolo:
“Idromele, Sidro e Birra: le bevande degli Dei”
In “Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza” lo scrittore tedesco Ernst Junger notava che nei Paesi del Nord Europa il re della birra Gambrino ruba la scena a Bacco, il dio greco del vino: rubicondo e chiassoso presiede in autunno pantagrueliche libagioni agresti contraddistinte da un vorticoso turbinio di corpi e da un inesausto sovrapporsi di voci, evidente contraltare simbolico alla distaccata serenità olimpica del simposio. Ogni festa che si rispetti è però anche, come insegna Eliade, approssimazione estatica al mistero, repentina irruzione del numinoso entro i ben delimitati confini logici del mondo manifesto e la birra, bevanda etnica per antonomasia che, come recita un passo dell’Edda di Snorri, conferisce a chi se ne nutre la potenza della terra, diviene, al pari del sidro e dell’idromele, viatico all’immortalità. Se gli eroi caduti gloriosamente sul campo di battaglia celebravano il ritorno alla casa degli Avi attingendo senza posa ai corni che stillavano birra ed idromele a sazietà, nelle tombe del periodo golasecchiano rinvenute in territorio insubre è facile rinvenire un boccale come parte integrante del corredo funerario, metaforica coppa levata alla ricongiunzione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. In un avvincente itinerario alla riscoperta di bevande assai diffuse tanto in Insubria quanto in Bretagna, terre accomunate da una raffinata ed antica perizia nella produzione di nettari fermentati, un viaggio alle origini del nostro mondo.
Intervengono: Filippo Maria Gambari (Università di Torino, Soprintendenza Archeologica del Piemonte): “Non solo Cervogia! Le birre dei Celti fra storia e archeologia”
Sabina Rossi (Universita dell’Insubria): “Birra e altre bevande fermentate attraverso lo studio del polline fossile: tracce nella ceramica protostorica del nord-ovest”
Moderatore: Giancarlo Minella (Terra Insubre)
Seguirà presentazione di Birre, Sidri e Idromeli di Bretagna.
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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sabato 30 Maggio 2009 - ore 17.00
Il Sindaco del comune e il Presidente della Provincia di Varese incontrano una delegazione della città bretone di Kemper (Quimper)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
domenica 31 Maggio 2009 - ore 11.00
incontro dal titolo:
“Simbologia e osservazione del cielo nella monetazione celtica bretone”
La moneta è, inconsapevolmente, testimone loquace del tempo in cui fu coniata.
La maggiore o minore cura dedicata all’impronta, narrava allora di impellenti necessità di nuove monete per finanziare un esercito o di arrogante sicurezza del proprio potere.
I volti e le iscrizioni, le “leggende”, facevano rivivere personaggi e pagine di storia improvvisamente presenti e concreti, come le mani degli uomini che le scrissero, con in più il senso di partecipazione al vissuto quotidiano che deriva dal comprendere il cambio in argento di un pezzo d’oro o il costo di vitto e alloggio in una locanda sulla via delle Gallie ai tempi di Polibio. La purezza dei metalli diviene allora indizio lampante della crisi economica di un’epoca o dell’avidità di un potere statale ormai in via di dissoluzione. Parlare di numismatica antica significa dunque parlare di monete e di storia, ma anche di religione, mitologia, politica locale, consuetudini commerciali, e poi ancora, come inaspettatamente ci fa notare Adriano Gaspani, di astronomia. La mancanza di studi approfonditi che oggi ci affligge, fa si che una materia tanto affascinante resti appannaggio di pochi specialisti.
Speriamo, con questo incontro, di poter offrire un contributo, seppur minimo, alla sua comprensione ed alla sua scoperta.
Interverrà: Adriano Gaspani (Osservatorio Astronomico di Brera)
Introduce: Giancarlo Minella (Terra Insubre)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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domenica 31 Maggio 2009 - ore 15.00
convegno dal titolo:
“Federalismo, Identità ed Etnocultura in Europa”
Da quando Thomas Hobbes fece del mostro biblico l’emblema dello Stato – “il Dio mortale”, la massima potenza terrena – la filosofia politica non ha smesso di fronteggiare il Leviatano. Oggi tuttavia la suggestione simbolica della megamacchina statuale, che ha segnato il destino stesso della Modernità, sembra ormai irreversibilmente esaurita. Con l’avanzare del dominio della Tecnica il Leviatano appare sempre più, secondo l’intuizione di Nietzsche, “un gelido mostro”, menzognero ed insensibile alla verità del divenire e della vita. “Morte di Dio” e “morte dello Stato” non sono che due aspetti di quel medesimo processo di pluralizzazione della politica al quale già Max Weber alludeva con la nozione di “politeismo dei valori”.
Ripercorrendo la fitta trama della riflessione sul politico, da Schmitt ad Habremas, dal “pluralismo corporativo” all’attuale polemica tra “comunitaristi” e “liberali”, questo incontro intende sottolineare l’importanza assunta nel panorama europeo dai movimenti autonomisti e regionalisti i quali, lungi dal rappresentare istanze passatiste, hanno mostrato una sorprendente vitalità, imponendo modificazioni profonde agli assetti istituzionali e operando, attraverso l’introduzione di parole d’ordine quali il federalismo e la difesa delle identità locali, un mutamento di paradigma oltre i confini concettuali dello Stato – Leviatano.
Intervengono: Massimo Zanello (Assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia)
Norman Gobbi Vais (Già Presidente Gran Consiglio della Repubblica e Cantone Ticino)
Eduardo Zarelli (Editore)
Pietrangelo Buttafuoco (Giornalista e Saggista)
Giancarlo Giorgetti (Presidente Commissione Bilancio Camera dei Deputati)
Giuseppe Battarino (Magistrato e Scrittore)
Gianluigi Paragone (Vice Direttore di "Libero")
Moderatore: Andrea Mascetti (Terra Insubre)
Varese, Tensostruttura di Piazza Monte Grappa
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